Linkin Park - A Thousand Suns [Recensione]

Linkin Park - A Thousand Suns [Recensione]

Recensione / Analisi della penultima fatica dei Linkin Park (uscita in anno domini 2010), album dal grande impatto commerciale ma che nasconde dentro di se tanta roba tostissima, ed è ascoltabile secondo chiavi di lettura estremamente diverse tra loro

Premessa:

Questa non è una recensione per i fan dei Linkin Park, essendo scritta da un loro “fan” per modo di dire.

Disgressione - Impatto dei Linkin Park

Non è che io abbia mai odiato i Linkin Park…è che, quando nei primi anni 2000 eri circondato dai loro fan che te la menavano nottegiorno con loro era abbastanza frustrante (specie quando all’epoca t’ascoltavi quotidianamente boh, i Pantera - giusto per rendere l’idea)

Hybrid Theory a riascoltarlo oggi non è affatto un brutto disco (non penso sia nemmeno la quintessenza dell’arte musicale, frenate i vostri bassi istinti da debaser), diciamo solo che all’epoca di In the End non ne potevo davvero più:

Chester Bennington (e secondo me non ne poteva più manco lui)

Radio, Televisione, compagni di classe, spot pubblicitari, futuri AMV su Dragon Ball (prego ogni giorno che esista un apposito girone infernale per VOI, luiridi videomakers ripetitivi e metodici che manco il peggio serial killer)….

C’era poi la questione della voce di Chester, che a volte ti piaceva, a volte boh - e paradossalmente Shinoda, che in quanto rapper veniva spesso chiamato in causa come motivazione per la mia mancanza di entusiasmo nei confronti dei LP (che se Snoop Dog ti fa cagare il cazzo evidentemente odi per forza il rap, chiaro) mi è invece sempre piaciuto molto, Fort Minor compresi

Insomma, tirando le somme i Linkin Park sono stati una buona band dei primi anni 2000: hanno tirato fuori un sound originale (poi copiatissimo), ben reso e commercialmente d’impatto, ma sono stati un po’ penalizzati (nel mio caso specifico, ma non solo credo) da un fandom all’epoca non troppo diverso da quello di Nek, Avril Lavigne o degli odierni One Direction (nota bene: si parla di fandom in senso lato e generale)

Poi però ti arriva ATS

Sono certo che per i fan accaniti la carriera dei Linkin Park da Hybrid Theory ad A Thousand Suns sia ricolma di diversificazioni e rivoluzioni, ma per i profani (o comunque non-fan come me) prima della venuta di ATS le differenze nell’accogliere il loro sound risultavano abbastanza blande

WHERE ARE MY GUITAAAAAARS?!

voce alla Daenerys Targaryen

Rick Rubin è una delle 3 maligne divinità a tenere il genere umano sotto scacco, assieme ad Alan Moore e Richard Stallman.

Questa fu la principale reazione del fandom di cui sopra, che nel frattempo era cresciuto sentendosi particolarmente metalloso e in diritto di pretendere quella metallosità (?!) dalla loro band supermegafragilistipreferita, etichettando A Thousand Suns come album commerciale, truzzo brutto e cattivo

Il fatto è che A Thousand Suns sulla carta rappresenta il disco meno commerciale dei Linkin Park proprio per questo motivo: non credo sia neppure il caso di specificarlo (se proprio vogliamo però è perché in sintesi se si mettevano a riciclà in the end in tutte le salse facevan più vendite e triccheballacche) se poi ci aggiungiamo anche che è pure un concept (ma non ditelo a Shinoda che poi mi picchia) e che se concept non è ci va molto vicino, allora capite quanto la protesta risulti risibile

Poi i suoi lati commerciali Warner Wanted ci stanno eh, ma sono più che altro derivazioni da singolo radiofonico che poco hanno a che fare con il disco sentito complessivamente (che è poi il modo migliore per poterlo apprezzare per forza di cose)

Will we burn inside the fires of a thousand suns?

In due parole tre, ATS è un viaggio

Una definizione applicabile a molti album con un tema ben preciso dietro, ma forse per questa fatica dei ragazzotti di Los Angeles la definizione calza particolarmente bene:

C’è quel vago ambiente elettronico depechemodiano che avvolge e intrappola l’ascoltatore collegando i vari brani tra loro senza renderli mai davvero indipendenti l’uno dall’altro (anche se The Catalyst ne è l’inevitabile climax), un sound complessivo molto intimistico anche nelle sue fasi più aggressive ed impegnate, un’ossessione per il nucleare di fondo in cui spesso sembra si stia parlando più di individui che di atomi (e viceversa)

La sperimentazione di fondo non sembra mai frutto di scelte casuali o faciloneria, ne le citazioni importanti a Robert Oppenheimer, Mario Savio e Martin Luther King, e l’impiego di sintetizzatori ed effetti più che della strumentazione classica risulta una scelta ben precisa nella resa di quello che, spogliandolo dai suoi suoni, potremmo definire in sintesi come una sorta di album cantautorale

In definitiva

A Thousand Suns è un album estremamente ricco e interessante, difficilmente davvero accessibile per tutti (fan sfegatati della band inclusi) e apprezzabile al meglio dopo un solo ascolto - magari senza i testi sottomano - Non è il tipico album dei Linkin Park, non è nemmeno un capolavoro inarrivabile dell’arte musicale, ma è un’opera affascinante e struggente che sa fare sapientemente leva sul lato più emotivo dell’umano mettendolo in contrasto con quel (potenziale) mostro deviato che è il nucleare, ma anche (forse) con quello che è l’umano in se stesso


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.