Ni no Kuni [Recensione]

Ni no Kuni [Recensione]

Sintetizzandola in breve, potrei dire da subito che Ni no Kuni è la testimonianza vivente dell’infedeltà di Square Enix (no, Giove non c’entra sta volta)

Perché ? Perché da qualche anno a questa parte oramai si da adito al falso presupposto che i JRPG debbano necessariamente evolversi (leggi: snaturarsi) e rinnovarsi con originali tipi d’approccio (leggi: avvicinarsi alla linearità da gioco action)

Ora intendiamoci, io stesso penso che al genere un po’ di linfa vitale nuova di zecca male non farebbe..il punto è che, per forza di cose, si parla di un settore che non può prescindere dalla sua ossatura di stampo classico se vuole davvero far breccia nella relativa fascia di pubblico

Old School Revival

Ecco, Ni no Kuni è esattamente questo: il JRPG più classico del mondo, meno avenieristico di tanti titoli dei primi anni ‘90, naturalmente concepito per calzare a pennello con la mentalità di chi del gioco di ruolo giapponese ci ha fatto una religione, eppure con tante idee originali e soprattutto una sontuosissima veste nextgen

Insomma, la Level 5 ha fondamentalmente fatto un Final Fantasy a tinte Ghibli (del resto lo Studio Ghibli e Hayao Miyazaki hanno pesantemente influenzato la Squaresoft delle origini, quindi è una gara a chi ha ispirato chi) prendendo pure in prestito l’anima collezionistica da Game Freak (quelli di Pokemon, per intenderci) dandoci quindi quello che è a tutti gli effetti un gioco degno della vecchia Squaresoft

Lo so, lo so, non fate quelle facce: i toni sono fanciulleschi e sbarazzini, e non celano neppure intricati e complessi concetti filosofico-quantistici come un Final Fantasy 9 (che pure toni fanciulleschi e sbarazzini ce li aveva pure lui), ma la trama è comunque tosta, ben costruita e poeticamente avvincente

Una storia da Studio Ghibli insomma, a metà strada tra quelle più puramente epiche (Nausicaa, Mononoke) e quelle più amorevolmente quotidiane (Totoro, Kiki), e scusate se è poco!

Particolare fondamentale in questo è il fattore degli antagonisti che, nella migliore tradizione Ghibli, non saranno poi quei tanto scontati cattivoni che potrebbero sembrare all’inizio (e che da certi videogiochi è quasi lecito aspettarsi)

Ah, ho anche notato un interessante parallelo (edulcorato) con Il Talismano di Stephen King e Peter Straub, se doveste averlo letto (io ve lo consiglio un botto) forse potrete darmi ragione o mandarmi a fare tantissima cacca, ma vabbé intanto io ve l’ho detto

Un gameplay falsamente incasinato

Spesso sento dire che Ni no Kuni ha un sistema di combattimento difficoltoso e criptico, e io stesso confesso che ho riscontrato qualche difficoltà nelle battute iniziali (per modo di dire eh, è pur sempre un JRPG: qualche ora di gioco era già trascorsa), ma dopo qualche battaglia d’assestamento non ho più avuto problemi sino alla fine, anche perché si parla di un gioco abbastanza facile

Il punto è semplicemente che combina una gran varietà di stilemi più o meno classici in un’unica macedonia, da cui una dinamicità Kingdom Heartsiana ad una turnistica da classico JRPG passando per la gestione dei famigli:

Messi tutti assieme questi elementi confondono un po’ le idee, specie per chi è abituato ad avere un certo livello di controllo tattico sugli scontri in certi giochi

Un’opera d’arte da vedere e da sentire

Non so se la Computer Grafica integrata al disegno ha mai raggiunto vette tali di meraviglia in precedenza, fatto sta che Ni no Kuni è a tutti gli effetti uno dei cartoni animati più belli del mondo e, guess what ? , noi ci possiamo interagire come ci pare (nei limiti dei canoni del genere, ovvio)

Poi vabbè, la colonna sonora….che ve le dico a fare? Cioè Joe Hisaishi, anima musicale dello Studio Ghibli, in “ versione Uematsu “ è quanto di più epico ci si potesse aspettare per un qualsiasi videogioco giapponese (e non solo) Pokemania ? Forse, ma Harry Potter me lo può ciucciare.

Ni no Kuni Trasmundi

A dispetto di quanto si potrebbe pensare, il lato Pokemon di Ni no Kuni non è poi tanto rilevante: certo combattimenti, collezionismo, evoluzioni e momenti da tamagotchi non mancano, sono chiaramente una colonna portante del “gioco giocato”….ma a livello d’ambientazione, trama, personaggi e sapore generale contano davvero poco: è piuttosto la magia, nelle sue forme più auree e quotidiane (in una sorta di harrypottismo alla giapponese) la protagonista indiscussa, assieme ad Oliver, di tutte le vicende, bonarie o tragiche che esse siano

Impossibile a questo proposito non citare l’Abbecedabra, un librone di più di 340 pagine liberamente consultabile che conterrà fondamentalmente tutto lo spirito del “Mondo aldilà”, e il cui completamento risulta un’ulteriore et appagante sfida (anche perché è scritto - e tradotto in italiano - in modo fantastico) Do you speak tsugoi, Oriba ?

Ni no Kuni Regina Cinerea

Tranquilli niente Spoiler, la Regina in gioco appare quasi immediatamente Ni no Kuni è tradotto ottimamente in Italiano per quanto riguarda testi e sottotitoli, mentre conta la libera scelta tra il doppiaggio originale nipponico e quello inglese (personalmente ho puntato sulle voci in giapponese ) , a questo proposito devo dire che un pochino mi dispiace che non ci sia stato un adattamento anche nel parlato, forse perché i vari film di Miyazaki & soci sono abituato a vedermeli doppiati nella nostra lingua (in genere superbamente)

Riguardo la traduzione c’è una scelta che ha scatenato qualche dibattito: il personaggio di Lucciconio (quasi una sorta di coprotagonista) e tutto il popolo fatato “parlano” con una forte cadenza romanesca, per poter rendere lo slang dell’originale dialetto del kansai (reso nella versione Inglese con un marcato accento scozzese)

Personalmente a me la cosa ha fatto molto piacere, forse perché memore del già citato Final Fantasy 9 (dove vigeva una situazione simile) o perché in fin dei conti il lato gergale delle fate andava pur reso in qualche modo (per la cronaca io generalmente non amo molto le intrusioni dialettali messe a casaccio come spesso usava in certi film/serie, ma quando c’è dietro una certa cognizione di causa le accetto anche di buon grado)

Difetti ?

Ni no Kuni possiede i difetti intrinseci del genere di cui è figlio, quindi a seconda di chi ci gioca potrebbero risultare pure dei pregi: l’inizio lento, gli incontri casuali (molto evitabili e visibili anche nella mappa del mondo, in uno stile che mi ha ricordato molto Persona 3 ), l’expare inconsulto, il perdere ore e ore di tempo nella vana attesa che un mostro ti droppi quell’oggettino che ti serve…..

Del resto non sarebbe un JRPG classico se non presentasse le tipiche menate da JRPG, e anzi bisogna dire che, sebbene per il giocatore poco avvezzo al genere il tutto possa risultare indigesto, il fan classico del ruolismo nipponico riscontrerà che questi elementi sono all’acqua di rose, esenti dalla frustrazione tipica che anche un Final Fantasy facil(otto) potrebbe generare:

Questo perché il giocatore è molto aiutato, forse addirittura troppo: incantesimi per il fast travel, mezzo di trasporto richiamabile ovunque a piacere, stellina nella mappa (disattivabile) che indica sempre il prossimo obbiettivo (rendendo di fatto impossibile perdersi anche nei dungeon più intricati)…Ni no Kuni è spaventosamente user friendly, ma non dimentichiamoci che si parla pur sempre di un gioco che parla anzitutto ad un target di bimbi (non per niente il mio fratellino è andato in brodo di giuggiole)

Crolli narrativi

Il vero e proprio cruccio del gioco però sta nel finale, spaventosamente rapido, specie se confrontato con l’amabile prolissità di fondo per il resto della storia: non che precluda l’esperienza complessiva, (Ni no Kuni contempla anche una sorta di New Game +) però palesa abbastanza bene come tutta la faccenda della Strega Cinerea del titolo sia stata appiccicata un po’ a forza ad una storia che, di base, avrebbe chiuso certamente meglio molto prima

Conclusioni:

Complessivamente Ni no Kuni si conferma all’altezza di tutte le spasmodiche aspettative che si portava dietro, ma non è certo il JRPG definitivo: senza scomodare le delizie ATLUS, possiamo dire che il tandem Ghibli + Level 5 perde il confronto con molti esponenti della vecchia guardia che vengono superati per mere ragioni anagrafiche.

Ciò nondimeno, parliamo di una splendida fiaba che ogni appassionato del genere e di Miyazaki non dovrebbe lasciarsi scappare, e (soprattutto) un capolavoro audiovisivo nel migliore stile Ghibli


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.