Pixel Art is Awesome!

Pixel Art is Awesome!

Essere retrogamer vuol dire moltissime cose. Prima di tutto provare un amore viscerale e nostalgico (ma talvolta non solo) nei confronti di un certo modo di intendere il videogioco, che di sti tempi sa di passè, e questo in particolare in termini di competitività, scelte di gameplay e design

Chrono Trigger Chrono Trigger

Uno dei motivi per cui i retrogamer vengono solitamente visti come dei marziani dagli altri giocatori è senz’altro riconducibile all’inevitabile domanda trita e ritrita: “Ma che grafica di merda, perché ci giochi ?! “

Ora, prima di tutto preciso che a me quelli che dicono “la grafica in un videogioco non conta niente” stanno estremamente ANTIPATICI, anche perché da un certo punto di vista legittimano e danno ragione a quelli che pongono la domanda di cui sopra

La grafica conta ed è importante, ovviamente a seconda del relativo genere di riferimento (se parliamo di un avventura testuale basta che ci sia un font leggibile e uno sfondo che non dia fastidio alla vista, per dire) ma lo è sempre stata

sergey kostik by Sergey Kostik

Semplicemente, come tutto, invecchia e nel suo caso specifico lo fa in modo spaventosamente rapido, da cui l’errore di scambiare età con qualità e via dicendo

Per fare un esempio che li vale tutti, Final Fantasy VI nel 1994 era una gioia per gli occhi, con i personaggi che ridevano, gesticolavano ed in sintesi si esprimevano tramite il linguaggio nel corpo, anche se quel corpo era composto da 4 pixel in croce (nota: tra l’altro il linguaggio del corpo sarà poi uno dei perni del futuro Final Fantasy VIII, anche se probabilmente oltre a me, i programmatori e il mio amico pinco pallino sto fattore non l’ha notato nessuno)

Ovviamente è una grafica antidiluviana se prendiamo come elemento di paragone Final Fantasy XIII, su questo non ci piove…eppure non sempre il progresso, anche in ambito grafico, ha portato sempre bene al videogioco

loom Talk me about LOOM

è il caso, per dirne una, di molte Avventure Grafiche, che con l’avvento del 3d si sono ritrovate a dover competere con un sistema che le ha quasi uccise: da un lato la difficile alternativa di realizzare un intero gioco disegnato in 2d (scelta spaventosamente dispendiosa ad alti livelli), dall’altro buttarsi nel tridimensionale per adeguarsi ai tempi ma sapendo inevitabilmente di dover “giocare in trasferta”, un ambiente estraneo che solo nei tempi più recenti è riuscito ad integrarsi con il genere (e manco troppo spesso con buoni risultati)

Chiariamoci un attimo con un altro esempiello va

The Secret of Monkey Island (che se per voi ha bisogno di presentazioni significa che siete PERSONE ORRENDE oppure di videogiochi non sapete NULLA - scusate, fanboysmo latente) deve buona parte del suo successo al meraviglioso e delirante umorismo che possiede, e che la sua pur vetusta veste grafica ha contribuito ad enfatizzare: Stan

guybrush sputa

Ecco, senza scomodare le recenti Special Edition o la serie ad opera dei Telltale, l’evoluzione grafica di Guybrush è stata la seguente:

Guybrush Evolution

Scelte di Design più o meno aberranti (si si de gustibus e va bene, ma io le versioni ‘90 e ‘91 non le scambierei per nessuno dei vostri fustini Dixan ) la struttura visiva stessa dei personaggi, seppur più dettagliata in termini poligonali, perdeva inevitabilmente quella verve comica che tanto doveva PROPRIO a quei limiti “stilizzati” in cui era confinata

Da qui in poi si potrebbe parlare di Grim Fandango, che è stata forse l’unica avventura umoristica oldschool a saper integrare perfettamente l’elemento visivo con il primo acerbissimo 3d (anche se a discapito di un gameplay non proprio eccezionale, va detto)

Ci sono poi quei giochi che, per via della loro condizione portable, pur essendo moderni sono riusciti a sfuggire al “grafica che fa cagare !” di cui sopra:

fool by Fool

per esempio la serie di Ace Attorney (dal punto di vista grafico ne più ne meno che una deliziosa visual novel come se ne fanno dai primi anni ‘90), oppure l’eterno bestseller Pokemon che il 3d (nella serie principale) lo ha incontrato proprio da pochissimo (e non sempre con tutto questo eclatante entusiasmo, va detto) ed è andato avanti per anni, in barba alla Next Gen di turno, a proporre una grafica che non avrebbe affatto stonato sul caro vecchio Super Nintendo, e da qui infatti poi nascono le giustificazioni di molti pseudo-remake che all’atto pratico risultano dei porting, tra cui proprio il Final Fantasy VI con cui ho iniziato e che, guarda caso, nello schermo del Game Boy Advance non faceva più così cagare (mistero!)

Ma il titolo di questo post è emblematico per una ragione ben precisa, visto che il messaggio di fondo che voglio lanciare è il seguente:

La grafica pixellosa è bella.

Può non esserlo, può anche essere fatta da cani, certo, ma il punto è che ha ANCHE la possibilità di essere BELLA a tutt’oggi: magari paraculata dalla piattaforma, dal prezzo scontato, dal suo essere indie…ma anche presa in se stessa, la pixel art, nella sua semplice e limitata complessità espressiva, sa e può affascinare. E pure tanto.


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.