Si alza il vento [Recensione]

Si alza il vento [Recensione]

Quanto l’ho aspettato, il ritorno/addio del Maestro a quei toni più cupi, bellici, all’apparenza meno sereni e amorevoli ma forse proprio per questo tanto straordinari.

Un ritorno che forse è più che altro un arrivo, perché mai nella sterminata filmografia dello Studio Ghibli si era visto un film del genere.

Proprio a fronte di questo, lo posso affermare senza timore di smentita:

Miyazaki è diventato grande.

Non Grande con la G maiuscola (quello lo è già da da svariati decenni), ma proprio maturo.

Adulto.

E per qualcuno che ci ha abituato a raccontare infanzia e adolescenza, fantasia e narrativa, è un passo mica da poco.

Anche (sopratutto) se quel qualcuno è dotato di una delle più grandi sensibilità creative dei nostri tempi.

Volo

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È importante specificare da subito come questo lungometraggio sia il definitivo tributo di Miyazaki all’aeronautica:

Lo so che può sembrare palese e scontato, ma è un fattore cruciale per comprendere non solo il film, ma Miyazaki stesso.

E si, il volo è sempre stato uno dei principali fili conduttori della sua filmografia, ma mai prima d’ora è stato tanto diretto protagonista, tanto cuore pulsante di un’opera dello Studio Ghibli

Kaze Tachinu (titolo originale del film) rappresenta un inno d’amore per l’aviazione reale, quella storicamente connotata, non frutto di fantasia

E la storia, quella pesante come un macigno, nel film c’è tutta.

Tre Storie, un solo Vento

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Potremmo dire che, in un certo senso, ci troviamo di fronte a ben tre biografie:

  1. Quella del Si Alza Il Vento di Tatsuo Hori, struggente e poetica storia d’amore vero e proprio classico della letteratura e del cinema nipponico, frutto personalissimo del suo autore (che ha realmente sofferto di tubercolosi)

  2. Quella, ovviamente, di Jiro Horikoshi, l’ingegnere aeronautico che progettò i famigerati Mitsubishi A6M Zero

  3. Quella di Hayao Miyazaki, e forse del di lui genitore: il Maestro trae dal suo stesso manga la vicenda che miscela il vissuto dei due precedenti personaggi, contemporanei di suo padre: il titolare di una fabbrica che costruiva quegli stessi Zero progettati dai Horikoshi

Tre biografie, insomma, che assieme non ne formano nemmeno una.

Il Jiro animato, la sua vita, risultano piuttosto testimonianza diretta di una precisa visione:

« Tutto quello che volevo fare era creare qualcosa di bello »

Se avete avuto la grazia e la pazienza di leggermi fino a qui, dovreste cominciare a comprendere quello che questo film significa per Miyazaki:

L’ultima prova da regista, l’esperienza diretta con la seconda guerra mondiale e quegli aerei che collegano in una volta sola suo padre, Horikoshi e uno dei più grandi simboli - solitamente negativi - del Giappone bellico:

« Me incluso, una generazione di giapponesi che è cresciuta in un certo periodo ha dei sentimenti molto complessi a proposito della seconda guerra mondiale, e lo “Zero” simboleggia la nostra psiche collettiva. Il Giappone è sceso in guerra per cieca arroganza, ha causato problemi in tutta l’Asia orientale e infine si è distrutto da solo. […] Ma nonostante questa storia umiliante, lo Zero rappresentava una delle poche cose di cui noi giapponesi potevamo andare fieri. C’erano 322 caccia Zero allo scoppio della guerra. Erano una presenza veramente formidabile, così come i piloti che li guidavano. Fu il genio straordinario di Jirō Horikoshi, il progettista dello Zero, che lo rese l’aereo più avanzato del suo tempo. » Hayao Miyazaki

Disegni & Animazione

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Eh beh questo è un paragrafo quasi superfluo da commentare.

Lo Studio Ghibli è una trentina d’anni scarsi che ci ha abituato ad una qualità della tecnica d’animazione dall’impatto pressoché inarrivabile.

E il fatto che Si Alza il Vento sia fondamentalmente ricreato con la stessa tradizione, con un utilizzo veramente minimo del digitale, non fa che renderlo ancora più immortale, immensamente storico nella sua modernità

Voci dal Second Impact

Una menzione speciale la devo dare al buon vecchio Hideaki Anno, papà di Neon Genesis Evangelion (con cui tra l’altro ho recentemente finito di litigare dopo l’ultimo film), che qui doppia niente popò di meno che Jiro, il protagonista

Ecco, per quanto apprezzi il coinvolgimento (voluto da Miyazaki stesso) e il fatto che servisse una voce piatta e neutrale per il personaggio… fatevi un favore e puntate al doppiaggio italiano.

Anno è un grandissimo regista e io non conosco il giapponese, ma mi è bastato sentire le sue prime parole confrontandole con quelle degli altri seiyu per farmi sentire male.

Sull’altro fronte audio invece la musica di Joe Hisashi è la (solita) vera voce aggiunta, forse la più importante: è lui il doppiatore del vento, e di tutti gli scenari che esso si porta dietro

Conclusione

Si Alza il Vento è un film dal ritmo abbastanza denso, che ho trovato molto vicino a tanti esempi di cinematografia asiatica in senso stretto piuttosto che ad altri splendidi cartoni animati dello Studio Ghibli…lo stile del regista è inconfondibile e traspare ovunque, intendiamoci, ma come detto è la prima volta che Miyazaki si misura in un contesto così tanto personale e al tempo stesso “lontano” dai suoi standard.

È un bel film ?

Per quanto mi riguarda, uno dei migliori esponenti della scuola Ghibli. Quindi non solo un film bellissimo, ma anche un lascito senza eguali alla cultura e la storia giapponese moderna, in cui tra le altre cose s’infila pure una bella fettina d’Italia (qui rappresentata da un onirico Ingegner Caproni)

Non è un film leggero (ed è giusto così) ma può piacere ad un pubblico vastissimo e dovrebbe far innamorare senza problemi ogni fan di Hayao Miyazaki.


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.