I Cavalieri dello Zodiaco: La Leggenda del Grande Tempio [Recensione]

I Cavalieri dello Zodiaco: La Leggenda del Grande Tempio [Recensione]

Altrimenti detto Saint Seiya: Legend of the Sanctuary.

Ossia Malessere, tanto malessere.

Pimp my Cloth

Ora: a quanto mi risulta, io sono uno dei pochi che ha parlato bene del film di Capitan Harlock, sempre Made in Toei, quindi non mi si può tacciare di troppo girellismo (per chi non lo spesse, una sorta di modo carino e italiano per alludere al nostalgiafagism, in breve la tendenza a criticare tutto ciò che è nuovo e celebrare anche il peggio risalente alla nostra infanzia).

Ammetto che, sin dai primi trailer, io, a questo film, non davo una lira.

Ma proprio perché a livello di design lo trovo semplicemente osceno per il mio gusto, mica per altro.

Tuttavia anche il manga originale di Kurumada non è che brillasse per chissà quale senso artistico, armature a parte (molto meglio l’anime del compianto Maestro Araki), quindi parlassimo di un’opera abbastanza meritevole, forse ci avrei pure potuto passare sopra.

Diciamo giusto che, anche graficamente, come riedizione moderna preferisco mille volte il design del Lost Canvas a questo milionario 3D Mecha farlocco (sarà che io odio mecha e robottoni da sempre, boh)

Premesso questo, che non è certo un tratto negativo del film ma una mera faccenda di gusto, via con l’analisi:

Pro

pro
  1. I Cavalieri dello Zodiaco al Cinema!!
  2. Il Doppiaggio Storico!!!!! Con tanto di KIAAAAAIIIIIIIIIII di Ivo De Palma! Certo, c’è sempre il fatto che i nomi dell’adattamento nostrano a suo tempo sono stati messi a babbo, generando buffe incongruenze…ma è senz’altro tardi per lamentarsene, e oramai il grosso del nostro pubblico (me compreso) i Cavalieri li conosce principalmente così, quindi nulla da imputare alla scelta di proseguire la tradizione, anche perché le voci della versione italiana sono un vero e proprio valore aggiunto sia per l’anime classico che per questo film.
  3. Se vi piace il design (io come detto non sono tra voi) visivamente s’è fatto un buon lavoro nella resa in CG con effetti niente male, un’ottima resa fisica delle armature e discreta regia complessiva.
  4. Escludendo il fattore nostalgia, e considerando il film un tentativo di rilanciare il brand per la gioventù odierna (soprattutto a livello di merchandising), è un prodotto complessivamente ben confezionato, e (dal poco che ho visto di quest’ultima) senz’altro tecnicamente superiore alla serie Omega

Contro

contro
  1. Frettolosa tempistica. Siccome vuole ricoprire la celeberrima saga delle 12 case in un’ora e mezza, il film finisce inevitabilmente per premere sull’acceleratore. Il che, mi fa sorgere una domanda spontanea: non si poteva creare un soggetto nuovo, che coinvolgesse sempre i cavalieri d’oro, ma nei tempi giusti per il cinema ? Cioè hai fatto un reboot, a quel punto rebootta tutto quanto senza mezze misure
  2. Struttura debole. Legata alla fretta di cui sopra, è una specie di contraddizione interna del film: tema, personaggi e scopi sono del tutto chiari ai vecchi fan di serie/manga classico, ma per un pubblico nuovo (che è quello a cui il film non fa mistero di puntare) vengono introdotti in modo abbozzato ed approssimativo
  3. Cancer. Si può dire che sia la vera e propria chiave di volta nel rendere il film al limite dell’offensivo per i fan storici: certo, anche se non ci fosse stato il suo siparietto la pellicola non sarebbe certo diventata un capolavoro eh, ma la si accettava molto di più. Ho sentito anche il bel commento d’Ivo De Palma dove spiegava i motivi per cui secondo lui si è arrivati a certe scelte, e per carità, ha sostanzialmente ragione: però…però ci può anche essere tutta una storia derivante dal teatro Kabuki piuttosto che dagli universi disneyani e jacksparrowici, ma no. Semplicemente no. Kurumada ha dato il benestare ad un sacco di scelte discutibili nel corso degli anni, ma questo è decisamente il punto in cui ha toccato il fondo. Esagero ? la mia esclamazione è stata la seguente: “Financo Nomura avrebbe osato tanto”. Capisco che sia qualcosa di nuovo pensato per un altro tipo di pubblico, ma quello vecchio, che alla figura di Death Mask è affezionato, esiste e merita di essere tenuto in considerazione.
  4. [POSSIBILI SPOILER] Pisces. Ora io non sono dei pesci, e Aphrodite (nome originale del cavaliere) non è che sia mai stato tra i miei preferiti in ogni caso…ma cacchio, un Cavaliere d’Oro non può finire così. Ci sono cavalieri più forti di altri, per carità, ma un minimo di equilibrio di potenza tra i migliori difensori di Atena c’è sempre stato. E io sono dei Gemelli eh! [FINE SPOILER]
  5. Colonna Sonora. Non tutti se lo ricordano, ma uno dei tanti motivi per cui l’anime è rimasto così impresso nel cuore di molti non-più giovani è legato alle splendide musiche di Seiji Yokoyama (lo stesso di Capitan Harlock), e beh, diciamo che in questo film la OST non è un fattore secondario…deppiù. Forse troppo intrinsecamente legata al taglio epico dell’originale, che il film abbandona senza tante cerimonie, ma in ogni caso decisamente insufficiente.
  6. L’insopportabile voglia di essere ggiovane. Avete presente quelle persone che hanno passato gli ‘anta da un po’, e ciononostante insistono nell’adeguarsi ai canoni degli adolescenti odierni, magari con l’aiuto di qualche operazione chirurgica e un paio di chili di cerone? Certo che che li avete presenti diamine, parlate la mia lingua, e in questo paese gli esempi si sprecano. Ecco…

Concludendo

I Cavalieri dello Zodiaco: La Leggenda del Grande Tempio

Legend of the Sanctuary, in breve, è questo.

Una vecchia soubrette che ha rispolverato lustrini e paillette, riadattandoli alle mode e ai linguaggi correnti, sperando di far breccia tra il pubblico pischello, recuperando contemporaneamente buona parte dei vecchi aficionados.

Magari a tratti riuscendoci pure…il punto però, è che I Cavalieri dello Zodiaco non era una soubrette.

Per certi versi quel cartone animato è stato un qualcosa al limite della soap opera, ma tracotante l’epicità e quel tipo di dramma che hanno fatto la fortuna dei cartoni giapponesi degli anni ‘70-‘80.

Il già citato film di Capitan Harlock, pur con tutti i suoi innegabili difetti, quello spirito lì secondo me lo celebrava a dovere, riadattandolo alle esigenze del pubblico attuale.

La Leggenda del Grande Tempio, no. Lo rinnega, quasi.

Non vedo come un fan della serie classica lo possa apprezzare, aldilà di un eventuale sguardo annebbiato da considerevoli dosi di fanboysmo di bocca buona, ma in effetti (ed è pure più grave) trovo che nemmeno uno spettatore della generazione pischella corrente 1 possa rimanerne seriamente convinto.

Personalmente, vedo il bene della disgrazia nel notare quanto abbia floppato questa pellicola in Giappone, facendomi riappacificare un minimo col pubblico odierno del Sol Levante (dove però, ricordiamolo, Saint Seiya non ha mai riscosso un successo paragonabile a quello avuto in Italia e Sud America)

PS: Il fatto che il Cavaliere dello Scorpione qui sia una donna personalmente non mi ha disturbato: certo è la solita questione delle “quote rosa” inserite giusto per ammiccare a determinati tipi di target, ma oh, quello del reboot è un universo originale a se stante, quindi vabbè ci può stare.

  1. Sarà che ho un fratello undicenne a cui qualche scena di questo Legend of the Sanctuary è bastata per concedersi in una stroncatura ben più netta della mia (a differenza del Lost Canvas, che gli è piaciuto) 


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.