Il Corvo - Una retrospettiva sul film

Il Corvo - Una retrospettiva sul film

Quella che segue è un’elaborazione più estesa di un commento spiccio a caldo, un commento che m’è uscito mentre condividevo su facebook il bel documentario dello Zio Aldo Jones (iscrivetevi al suo canale, ve lo consiglia uno che di norma con gli “youtuber” non va a braccetto):

Il Corvo nell’impatto

Io faccio parte di una generazione strana, tocca sempre ribadirlo.

Quando Il Corvo uscì ero a malapena un bimbetto, e quando finalmente lo vidi in VHS (qualche anno più tardi) lo feci in sordina:

Un po’ perché, da buon Bart Simpson qual’ero, i film con tanti divieti mi incuriosivano per partito preso (Intervista col Vampiro, Shining, Trainspotting, Carlito’s Way, Pulp Fiction, Quei Bravi Ragazzi…tanti dei miei capolavori preferiti li ho praticamente conosciuti ai tempi delle elementari)

Un po’ perché, anche solo da qualche sguardo fugace assorbito in giro, io da Il Corvo ero già morbosamente attratto.

C’era qualcosa in quelle immagini, quei video, quelle canzoni, quell’atmosfera che mi aveva catturato ancor prima che il film lo vedessi.

Una roba molto rischiosa, perché inevitabilmente mi aspettavo il film più bello del mondo, e non mi sarei mai potuto accontentare di nulla di meno (sì, ero già un esigente stronzone anche in formato mini).

E per fortuna, per il bambino che ero, lo è stato.

Eredità

il corvo

Probabilmente per i canoni di adesso Il Corvo verrebbe stroncato poiché moralmente estremo, forte dei suoi pochi “grigi” in mezzo e senza chissà quali messaggi celati di nascosto:

In realtà, credo sia anche questo ad averlo reso tanto epocale nel relativo contesto, ed è anche ciò che non lo ha davvero fatto invecchiare di un giorno.

Quello, ed i minimi effetti speciali rigorosamente low budget (che diciamolo, a piccole dosi sono quasi sempre vino rispetto alle produzioni più costose ed invasive).

Ecco, diciamo che la sceneggiatura de Il Corvo è un po’ come quelle storie classiche, lineari, che però in qualche modo finiscono per funzionare in eterno.

Tecnica & Contesto

il corvo

Quella fotografia, quella regia, quelle interpretazioni, quella colonna sonora (davvero, pensare che spaziava dai Pantera ai Cure fa capire come questo film fosse davvero TOTALE) e l’indubbio “aiuto morboso” che la tragica morte di Brandon Lee diede alla sua celebrità sembravano quasi una sceneggiatura nella sceneggiatura, una sorta di destino già scritto.

E tutto questo nel cuore degli anni ‘90, un mese dopo la morte di Kurt Cobain, in un clima americano eroinomane, grunge, disagiato, oscuro e suicida, quasi fosse stato vomitato fuori dall’edonismo dissoluto caratteristico degli anni ‘80…il classico post-sbornia depressivo del mattino dopo la bisboccia:

Per certi versi buona parte degli anni ‘90 penso siano stati qualcosa del genere…e diciamo pure che Detroit in questo rappresenta da sempre un teatro ulteriormente estremizzante.

E, forse un po’ provincialmente, aggiungiamoci pure che questo film possedeva un doppiaggio italiano della madonna.

Oggi

il corvo

Oggi Il Corvo viene da un lato osannato forse un po’ troppo romanticamente, figlio di un amore e di un’importanza che certamente nascondono quelle sue piccole ingenuità di fondo, e dall’altro (molto più raramente) stroncato con una certa sufficienza intellettuale che passa sempre spesso e volentieri nelle lande di internet.

Mah.

Sarà forse che il nostro essere diventati tanto aridi e cinici (e mi ci metto pure io con tutte le scarpe) ci ha fatto regredire un bel po’.

Ma d’altronde ad Eric Draven queste cose non interessano, ci sorriderebbe sopra.

Vittime…non lo siamo tutti ?


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.