I Casual Gamers non esistono

I Casual Gamers non esistono

E se esistessero rappresenterebbero i videogiocatori originali, tipo i vampiri nei vecchi film, quindi gente a cui sarebbe bene portare un minimo di rispetto.

Perché certo, chi vi scrive ha da poco terminato Dark Souls e si è spolpato caterve di RPG nel corso degli anni (giusto per citare il genere più ciccione), ma sapete che c’è?

Se dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, dietro ogni partita a Baldur’s Gate ce n’è sempre stata una a Puzzle Bubble.

Perché il Game Boy, signori, lo ha venduto anzitutto Tetris.

Perché certo, Pokemon Go sarà pure (stata?) na palla tanta, ma poco più di un decennio fa sui cellulari impazzava un certo Snake, e non era mica Solid…

Insomma, i giochi “casual” da un gettone e via rappresentano in realtà le fondamenta stesse dell’industria videoludica, mentre tutto ciò che è venuto dopo è piacevole anomalia.

pong

Una cosa, però, è effettivamente cambiata:

L’esigenza di sentirsi “TRVE”

true

Più puro, estremo, hardcore, in una parola elitario e, come tale, necessitante una plebe da bistrattare:

E allora poco importa se si è cresciuti a suon di Space Pinball, la Wii non s’ha da fare.

Perché ecco, la voglia di mettersi in mostra e farsi fighi rispetto al prossimo esiste da sempre, ma la mentalità vigente nell’Internet odierno ha contrubuito a radicalizzarla in modi preoccupanti (e ovviamente non solo per quanto concerne i videogiochi…ma questa è un’altra storia)

Fondamentalismo Videogiocoso

Bene inteso, non è che con questo post io voglia fare l’avvocato dei vari Candy Crush del caso (per la verità mi fa anche piuttosto schifo), mi interessa ragionare su quante divisioni e categorie si siano sviluppate negli ultimi anni, su quanti videogame vengano giocati per “sentirsi parte dello status quo” più che per vero e proprio divertimento personale, di come in effetti l’ “essere gamer” abbia assunto un certo peso sociale, laddove, secondo lo stereotipo, il videogiocatore più incallito della socialità non sapeva che farsene (e/o viceversa)

Nerd Trend

Incide ovviamente il solito discorso della moda nerd, ma è più che altro un fenomeno direttamente spinto dalla politica dei colossi del settore:

Profili, livelli, trofei, bacheche, librerie

Se ci fate caso, videogiocare fa sempre più rima con ostentare, in un senso molto più profondo di quando il campionissimo di Street Fighter II s’imponeva nella sala giochi più o meno così…

È marketing che fa leva sull’ego dell’utente, la stessa filosofia che ha fatto sbocciare i social network, ed a mio avviso qualcosa di pericoloso.

“Platinare”, o anche solo possedere determinati giochi in certi contesti è equiparabile ad avere una borsetta di Louis Vuitton, e questo a me preoccupa parecchio, molto più del numero totale di giocatori di Plants vs Zombies.


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.