Revenant - Redivivo [Recensione]

Revenant - Redivivo [Recensione]

Ovviamente, nessuno spoiler

E attenzione: questa è una di quelle lunghe.

Un po’ forse perché lungo è il film, un po’ perché è uno di quei casi in cui c’è veramente TANTO da dire e in cui se non sto attento continuo ad aggiungere paragrafi su paragrafi nella speranza di riuscire a dire tutto quello che mi passa per la testa dopo averlo visto.

Alejandro González Iñárritu

Se avete letto la mia entusiastica recensione di Birdman saprete già che con Iñárritu ho avuto una sorta di ping-pong:

  1. Amores Perros mi piacque tantissimo
  2. 21 grammi mi fece schifo
  3. Birdman è con ogni probabilità il mio film preferito uscito negli ultimi 5 anni

Tralasciando il fatto che dovrei guardarmi Babel e Biutiful, possiamo tranquillamente dire che l’idea del messicano a dirigere Di Caprio m’entusiasmasse è dire poco:

Leonardo Di Caprio

marchio di caprio
Tanto per capirci anni fa creai quest'immaginetta, una sorta di marchio DOP con il faccione del nostro Leo.

Questo perché, assodate le straordinarie qualità attoriali del nostro, dal 2001 in poi Leonardo non ha più sbagliato un copione:

Gusti personali a parte, se vi fate un giro per la sua filmografia ci troverete alcune delle pellicole più significative degli ultimi quindici anni, nonché collaborazioni con dei veri e propri Maestri.

Da cui: “Se c’è Di Capiro il film è bello” è diventato una sorta di mantra recitato alla visione di ogni trailer, e Revenant non fa eccezione.

Gioia per gli occhi

Revenant Redivivo Recensione

Prima di analizzare tutti i vari punti che caratterizzano Revenant, occorre evidenziarne immediatamente uno pressoché incontestabile:

La visualità messa in scena da Iñárritu e dal suo direttore della fotografia Emmanuel Lubezki rappresenta un esercizio di stile titanico.

è un tipo di Cinema che con l’industria schiava di CGI e schermi verdi si vede sempre meno, un Cinema che sa di autentico, che rimanda ai grandi classici dell’epoca di Howard Hawks e John Ford:

Pura arte figurativa in movimento, per l’appunto, ma con l’aggiunta di tutti i mezzi che ci garantisce l’alta definizione moderna:

C’è infatti della CGI pure in Revenant, ma impiegata generalmente in “sottofondo” escludendo un paio di momenti (soprattutto una delle scene madri, in cui in effetti forse tutto questo bel popò di visualità viene tradito pur di mostrare un determinato livello di fisicità)

Nel complesso, tuttavia, nulla che comprometta le altissime qualità visuali di cui sopra:

Se usassimo il green screen saremmo tutti a divertirci con il caffè in mano, sarebbero tutti felici, ma molto probabilmente il film sarebbe una merda (Iñárritu)

tale concetto per chi scrive è sempre stato importantissimo e dovrebbe passare molto di più nel settore, quindi già per questo farei un grosso applauso al regista.

Frozen Western

Revenant Redivivo Recensione

Revenant è un film che trae ispirazione dalla vera storia di Hugh Glass, romanzandola nel canovaccio delle più classiche storie di vendetta.

In questo senso, come dicevo commentando il diverbio tra Iñárritu e James Gunn, il taglio latino del messicano si sente tutto:

è una presenza costante tanto in quello che dice tanto in quello che fa come regista, quell’aria un po’ tra lo snob ed il melodramma machiavellico che a parer mio lo avvicina culturalmente molto ai capisaldi del cinema d’autore italiano.

Poi certo, certe storie di vendetta sono pure un perno dalla cinematografia americana classica (da cui ovviamente Revenant piglia ispirazione a quintali).

Interpretazioni

Revenant Redivivo Recensione

Revenant è senz’altro uno dei film che meglio mostra che cosa significhi soffrire.

Traspare più sofferenza nel Di Caprio di quest’opera di finzione che in tanta realtà, per quanto suoni brutto ammetterlo.

Tom Hardy, fresco reduce dal fantastico Mad Max: Fury Road, si riconferma un attore interessantissimo:

in un film fondato e costruito sulla pura fisicità interpretativa Di Caprio il rischio di venire eclissati esisteva, anche a scapito delle note qualità di Hardy…eppure gli sguardi, il cinismo e l’arida crudezza del suo Fitzgerald risultano magnetici.

Domhnall Gleeson, il vecchio Bill Weasley di Harrypotteriana memoria (e più recentemente in forza all’Impero ne Il risveglio della forza) ha rappresentato forse la sorpresa più grande: interpreta un ruolo da comprimario estremamente cruciale per gli equilibri tra protagonista e nemesi, e ha saputo tenere la scena alla grande

Bene infine Will Poulter: il ragazzotto ci sa fare e, considerando le torture a cui pare Iñárritu abbia sottoposto la troupe, ha tirato fuori una prova più che convincente.

Doppiaggio

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Come ho scritto di recente riguardo Macbeth non voglio sminuire il lavoro dei doppiatori e non sono certo quel che si dice un purista, ma per svariati motivi credo che Revenant sia un altro di quei film da rivedersi in lingua originale.

Onanismo Cinematografico

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Assodato che Iñárritu possiede un ego mica da poco (del resto se ha fatto Birdman un motivo ci dovrà pur essere), il rischio di vedere la sua attenzione ai dettagli sforare nell’autocelebrazione pura esiste.

Del resto, come diceva Sua Maestà Stephen King nell’introduzione de La Tempesta del Secolo:

Mostratemi un regista che non abbia qualcosa di Stalin e io vi farò vedere un cattivo regista.

Anche in questo caso quindi lo “stalinismo” è perdonato: l’estetica dittatoriale Iñárrituana è ancora una volta splendidamente funzionale alla bontà della pellicola.

Resurrezione

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C’è qualcosa di spaventosamente affascinante, forse a tratti pure morboso, nel concetto di un uomo distrutto, dato per finito che si vede auto-costretto a risorgere per perseguire il proprio desiderio di vendetta:

da Il Conte di Montecristo a svariate religioni, passando per Il Corvo (che come dicevo con questo discorso c’entra davvero parecchio), Il Gladiatore e chi più ne ha più ne metta…a ben pensarci, personalmente io faccio parte di quella grossa fetta di pubblico che quest’archetipo narrativo lo tiene in vita più che volentieri, e Revenant ne è senzadubbio uno splendido tanto quanto classico esponente

Considerazioni Personali

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Personalmente Revenant mi è piaciuto un casino.

Un po’ perché adoro le sue scelte visuali, un po’ perché adoro i western, un po’ perché il cinema di Iñárritu e Di Caprio mi piace un mondo ma soprattutto perché amo le storie di vendetta di cui sopra.

Detto questo, rispetto a Birdman ho idea che ci troviamo di fronte ad un film molto meno universale.

Ci sta di più che possa non piacere, anche se alcuni spettatori lo hanno trovato un film noioso, e personalmente questo lo trovo già più inconcepibile.

E attenzione: io sono lo stesso che non ha avuto problemi ad esordire nella recensione di Macbeth con un “Che Palle”, quindi non voglio passare per quello che parla dal pulpito “culturalmente elevato” al popolo bue, sia chiaro, e lungi da me fare l’avvocato di Iñárritu…però, ragionandoci, mi rendo conto che su questo film vanno dicendosi un marea di cazzate:

Risposta alle Critiche

“Un film prevedibile”

Ricordate quello che dicevo nella retrospettiva de Il Corvo che citavo sopra ?

Siccome sono buono ve lo riporto qui per comodità:

Probabilmente per i canoni di adesso Il Corvo verrebbe stroncato poiché moralmente estremo, forte dei suoi pochi “grigi” in mezzo e senza chissà quali messaggi celati di nascosto (…) diciamo che la sceneggiatura de Il Corvo è un po’ come quelle storie classiche, lineari, che però in qualche modo finiscono per funzionare in eterno.

I due film a livello d’estetica e genere sono lontani anni luce, eppure questo discorso resta più o meno lo stesso…e ora, nulla togliendo agli esperimenti originali (anzi, ben vengano!) ma chi si lamenta della “prevedibilità” di un dato tipo di storie palesemente classiche secondo me al cinema ci dovrebbe andare con la museruola.

“Un film lento”

Questa critica la potrei anche comprendere già di più, ma la verità è che con i movimenti di telecamera e i “salti di scena” tra i vari personaggi l’ho trovata sempre un po’ esagerata (non a caso chi la muove di solito sembra aver guardato le parti con Di Caprio e basta)

Cioè, c’avete presente l’introduzione di C’era una volta il West ? Una delle sequenze più belle della storia del cinema ?

Dura quasi un quarto d’ora e non succede praticamente niente in termini narrativi. Ed è un capolavoro.

Ecco, il livello forse no, ma la “pasta” di Revenant è certamente quella lì.

“Un film dove si parla poco”

Semplicemente, affermare quanto sopra è una stronzata megagalattica, esattamente quanto lo è dire che in un film “parlano troppo”

Per il resto, vale grossomodo quello che ho scritto sopra.

Conclusioni

Revenant Redivivo Recensione

Revenant è un magistrale esempio di Cinema, ma forse (anzi, sicuramente) poco in linea con i nostri tempi: fosse uscito una quarantina d’anni fa, oggi staremmo tutti a tesserne le lodi

Certo è condito da una buona dose d’egocentrismo autoriale, che tuttavia non guasta affatto (se apprezzate lo stile del regista).

Voto:

4 Braccobaldi e mezzo su 5


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.