The Propaganda Game [Netflix]: di Corea, bufale e gomblotti

The Propaganda Game [Netflix]: di Corea, bufale e gomblotti

Tra un’accozzaglia, una scrofa ferita e via degenerando, passando per Trump e tutti i catastrofismi del caso, ho pensato di gettare uno sguardo (virtuale) sulla Corea del Nord.

The Propaganda Game

propaganda

Prendendo come spunto lo splendido documentario del regista spagnolo Alvaro Longoria The Propaganda Game (disponibile su Netflix e caldamente consigliato dal sottoscritto) ho deciso di trattare un discorso che come dicevo risulta parecchio attuale, oltre che molto interessante.

Credere alle Notizie

bufala

Dal documentario di Longoria, tra le altre cose, si evince che parecchie notizie sulla Corea del Nord che ci giungono di tanto in tanto sono in realtà montate ad arte:

Non è vero che tutti i nordcoreani sono obbligati a portare un unico taglio di capelli o a vestirsi allo stesso modo, come non è vero che Kim Jong-Un ha fatto giustiziare suo zio (fatto accertato) dandolo pubblicamente in pasto ai cani (fatto inventato):

La fonte di quest’ultima parte “colorita” è un misconosciuto blogger cinese, ed è stata presa per buona dalle testate di tutto il mondo, indipendentemente dalla sua attendibilità. 1

Perché ?

Anzitutto perché è facile credere qualsiasi cosa di un paese di cui si sa poco o nulla.

In secondo luogo, perché indubbiamente in Corea del Nord esiste una specie di culto religioso propagandistico nei confronti della famiglia Kim.

Signora Kim Gilmore Girls
Lei in realtà la venero pure io

Tutto vero e documentato anche da Longoria, autentico quanto l’arsenale nucleare di cui il paese dispone, concreto quanto il viscerale antiamericanismo vigente nello stesso.

Ma perché?, dicevamo…

Virale

Eva Longoria
Perdonate il collegamento pecoreccio, ma ho pensato subito a lei. Magari col regista son parenti, hai visto mai...metti che il buon Alvaro caccia una buona parola per me

Esattamente come capita in piccolo da noi con Libero (giusto per citare il caso più eclatante, non certo l’unico) uno dei motivi che porta all’approccio scandalistico “gonfiato” è, molto banalmente, l’attenzione.

Scrivere che un misconosciuto leader asiatico ha giustiziato il suo Secondo per consolidare il proprio potere è una cosa, titolare “KIM JONG-UN DA SUO ZIO IN PASTO AI CANI” decisamente un’altra, soprattutto nell’epoca del clickbaiting.

Il Web

Beppe Grillo

A tal proposito, possiamo sfatare definitivamente un mito:

Nei primi anni ‘10 del secondo millennio l’idea che il web rappresentasse l’avvento dell’utopica “Informazione Libera” convinse erroneamente più di mezzomondo (non solo il nostro Beppe Grillo).

Tuttavia, paroloni come privo di finanziamenti pubblici significano implicitamente anche schiavo del mercato, e si vede.

Oggi esiste certamente più consapevolezza in merito, il concetto di clickbait e bufala 2.0 un minimo sdoganato e risulta (per fortuna) più difficile considerare ancora l’informazione web come un qualcosa di limpido e puro…ma per uscirne del tutto la strada è ancora lunga.

Chi verifica le fonti ?

Andando nell’etica, citare una fonte attendibile dovrebbe risultare indispensabile per un articolo che colpisce un avvenimento elencando dei dati particolari.

Cosa rende una fonte attendibile ?

E qui le cose un po’ si complicano perché, molto spesso, a scapito di ogni titolo o curriculum è un fatto di fiducia nella maggioranza.

Perché diciamocelo, nessuno si mette a fare le pulci all’ISTAT per ogni singola cifra: diamo per scontato che ci lavori gente in buona fede, professionale, preparata e titolata.

E se iniziate a nutrire dei dubbi già nel nostro orticello, chissà cosa potremmo dire di quell’immane selva chiamata mondo!

Kim Jong-Un

kim-jong-un

E infatti, torniamo da lui:

Come detto, è ragionevole supporre che il leader della Corea del Nord non sia proprio quel che si dice un leader politico illuminato, tuttavia come io e l’amigo Longoria abbiamo appena detto molte delle storie che circolano attorno al suo nome non posseggono uno straccio di verifica attendibile.

Le diamo per buone perché, beh, ci sembrano vere vista la costanza con cui vengono ribadite da tutti i nostri media.

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità

Diceva quel simpaticone di Goebbels, che ahimé però qualcosa di propaganda sapeva.

Che poi, in effetti, io il coreano manco lo capisco e personalmente non conosco nessuno che lo sappia parlare:

Ergo, anche in questo caso scelgo di fidarmi di un regista, mi devo fidare, faccio appello al mio istinto mescolandolo a quanto mi viene proposto dai media d’informazione.

Complotto!

Xab da ragione a Razzi, W LA NORD COREA!

Razzi

Ecco NO eh:

Ho preso apposta un argomento dove schierarsi è abbastanza “facile” e decisamente lontano dalle cose italiane proprio per spiegare il mio ragionamento in termini generali.

Credere

Il punto del ragionamento è che, sia come sia, anche senza strambe regie occulte a tirare le fila, siamo una manica di creduloni.

Che fa figo sentirsi furbi ed emancipati rispetto a quei sempliciotti indottrinati della Corea settentrionale….

Ma, nei fatti, siamo poi così diversi da loro ?

Leggere una notizia, prenderla per buona e svilupparci sopra un’opinione la rende automaticamente vera, nostra, certa.

E quindi, come tutte le certezze, spaventosamente pericolosa.

  1. ammetto che da “collega” io al blogger cinese farei comunque i complimenti 


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.