Dylan Dog 361 - Mater Dolorosa [Recensione]

Dylan Dog 361 - Mater Dolorosa [Recensione]

Causa tempo, soldi (soprattutto soldi) voglia ed “ispirazione” è parecchio che non mi vado a leggere, e conseguentemente recensire, qualche albo di Dylan Dog.

Abbastanza grave per uno che da più di una decade si firma come Xabaras nei meandri del web, mi rendo conto…

Perciò, evitando di sconfinare in pipponi troppo personali, farò una sintesi dell’enorme premessa che un po’ vorrei (ma non dovrei) scrivere:

Premessa (se volete saltatela)

  • Ho letto qualche albo dell’era Recchioni, alcuni mi sono piaciuti molto, altri non particolarmente, ma nel complesso ho sempre pensato che Sclavi abbia scelto un’ottima guida;

  • Non mi sono filato di striscio i discorsi celebrativi sul trentennale di Dylan Dog, un po’ perché ricordo ancora troppo bene i due albi del ventennale (241 e 242 restano in assoluto i due albi di DyD che più detesto, un giorno magari ne parliamo), un po’ perché sono cose che fanno sentire vecchi e si portano dietro un circo mediatico che per carità, ci sta tutto, ma a me mette parecchio a disagio;

  • Non mi piace la percezione di leggere e scrivere di qualcosa a cui tengo molto quando quest’ultima è al centro dell’attenzione (pessima caratteristica per un blogger)

Mater Dolorosa

Complice il clima di Halloween, il fatto che esattamentre tre anni fa scrivevo qualcosina su un certo Mater Morbi ed il recente ritorno in scena di Tiziano Sclavi, questa volta però non ho resistito, e sono qui per dire quattro parole sul “sequel di compleanno” firmato sempre da Recchioni e disegnato da Gigi Cavenago.

Disegni

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Ecco, partendo proprio da qui: mamma mia come sono belli!

In tutta sincerità io in Dylan Dog sono di scuola più “volutamente sporca” e vecchiotta (Roi, Stano, Dall’Agnol), ma è impossibile parlare male dello spettacolo di tratti e colori portato in scena in modo così splendido da Cavenago, di recente promosso pure a copertinista ufficiale della serie.

A livello visivo, parliamo senz’altro uno dei Bonelli moderni più interessanti di sempre, e Gigi per me secondo solo a Massimo Carnevale in questa categoria (ma se la gioca tantissimo, specifichiamolo).

Questione empatica

Per me Recchioni è uno sceneggiatore grandioso, già l’ho scritto e qui lo confermo.

Mater Morbi, in particolare, fu un tremendo cazzotto nello stomaco: la ritengo ancora la miglior rappresentazione possibile del concetto di malattia a tinte horror.

Mater Dolorosa, onestamente, invece non mi ha colpito affatto.

Il peccato originale

Ma se non lo ha fatto non credo sia per via della figura di John Ghost (che pure non è che mi convinca granché), la sua natura di sequel o altro d’imputabile al “nuovo corso”…

Penso che, all’origine, la “colpa” sia di Sclavi.

Della famosa Storia di Dylan Dog (il numero 100), ovvero la celeberrima gita in galeone ottocentesca di Xabaras, Morgana ed il piccolo Dylan.

Ecco:

Quello fu lo Sclavi che mi piacque meno di sempre, e inevitabilmente ad ogni albo celebrativo che prosegue quel filone finisco per sentirmi un estraneo, indifferente e lontano da quel Dylan che di solito è n’amico molto stretto.

Sensazioni opposte a quelle di Golconda!, Memorie dall’Invisibile, Storia di Nessuno o Il Lungo Addio, ma anche a quelle di piccole perle certamente meno blasonate (a memoria ora mi viene a mente il 151 Il Lago nel Cielo)

Riflettendoci, il mio pessimo rapporto coi già citati Xabaras! e In nome del padre deriva sempre da lì, da quel galeone e da quella “macrostoria” mitologica di cui avrei sempre fatto volentieri a meno.

In realtà, a differenza di 241 e 242, se non altro Mater Dolorosa conta una narrazione nelle mie corde, che non genera cioè quel vago senso di fastidio a cui accennavo sopra.

Più che altro, m’ha lasciato indifferente.

Verdetto

Una bella storia scritta bene e disegnata meglio, che a me però non piace proprio.

Ne mi dispiace, se è per questo: sta lì, la guardo, la leggo e la rileggo ma niente, ne ammiro più che altro i disegni.

Come detto, non ho molti paroloni da spendere, “recensione” qui lo dovete sempre tarare a livello blog e il mio resta sempre un po’ un discorso intimo, da fidanzato annoiato dall’appuntamento dove si divertono tutti tranne lui.

(boh, questo discorso mi ha ricordato il buon Faber, oltre che il mio alcolismo latente)

Altri, giustamente, questa storia l’hanno amata o l’ameranno.

De gustibus eccetera eccetera: del resto la qualità qui c’è tutta, e non sarò certo io a discuterla.

In calce, però, devo dire che personalmente Mater Morbi preferisco ritrovarla nel suo omonimo debutto (non mi facesse troppa paura rileggerlo)


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.