Pillars of Eternity [Recensione]

Pillars of Eternity [Recensione]

Bene.

è stato lungo è faticoso, ma finalmente ho terminato Pillars of Eternity, e credo di poterlo recensire come si deve.

L’Ombra dell’Amn

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Non giriamoci intorno:

Baldur’s Gate.

Ogni singolo pixel di questo gioco quel nome non è che lo rievoca, lo urla.

Obsidian del resto non ne fa certo mistero e ha convinto i fan a finanziare Pillars of Eternity proprio con quel ricordo stampato in fronte, unito alla consapevolezza che la gente a lavorarci sarebbe stata praticamente la stessa (o quasi).

Infinity Engine 2.0

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In questo senso, Pillars of Eternity rischia un po’ di essere i Wolfmother: suona alla grande, ma parte con la consapevolezza che non potrà mai essere i Led Zeppelin.

Questo rischio è fondamentalmente scongiurato, diciamolo subito, ma quella sopra resta comunque una sensazione in cui spesso e volentieri ci si ritrova parecchio…vediamo perché:

Armi a doppio taglio

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Pillars of Eternity è un prodotto hardcore, da fan per i fan, nostalgico per i nostalgici e, seppur dotato di accorgimenti innovativi interessanti e un’ambientazione tutta nuova (o quasi…), fa di tutto per rammentarci quanto è classico:

Se da un lato tutto questo è bello, è anche uno dei motivi per cui l’inevitabile confronto con la “vecchia scuola” originale si fa sentire di più:

Baldur’s Gate e relativo seguito erano giochi molto più universali e d’ampio respiro in termini di accessibilità per il pubblico dell’epoca, erano cioè giochi pensati per funzionare bene per tutti gli appassionati di RPG di fine anni ‘90, senza target troppo stretti.

In questo senso, Pillars of Eternity risulta inevitabilmente più elitario, autoreferenziale, pomposo e preso da se stesso.

Tutto ciò si riflette in molti dei suoi dialoghi, spesso esageratamente verbosi, con prose articolate più per il gusto di esserlo che per effettivo gusto narrativo:

Per dirla in breve, in parecchi punti sembra esserci più forma che sostanza.

Operazione Nostalgia Canaglia

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Allo stesso modo, certe scelte di gameplay sembrano fatte giusto per inseguire lo spirito nostalgico a scapito della funzionalità:

Per carità, all’inizio può anche far salire la lacrimuccia rivedere le care mappone esplorabili cliccando a destra e a manca, ma dopo l’ennesimo dungeon passato ad aspettare per tre ore che il party raggiunga il punto designato inizi a capire che qualche problema c’è, e che nel 2016 “Devi raccogliere il tuo gruppo prima di andare avanti” puoi davvero permetterti di dirlo solo se all’anagrafe conti più di quindici anni.

Spunti da Master

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O anche da Libro Game:

Le sequenze scriptate (scene risolvibili tramite scelte condizionate dalle statistiche del nostro personaggio o da un altro membro del gruppo) rappresentano un’idea grandiosa…peccato siano relativamente poche, soprattutto in rapporto all’abnorme numero di combattimenti (non così evitabili come si poteva sperare).

Allo stesso modo, l’innovativo sistema di reputazione (o meglio, di reputazioni) è decisamente più interessante del monotono allineamento da D&D, ed è una di quelle idee che personalmente mi piacerebbe rivedere in altri RPG.

Planescape Avellone

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Sopra facevo presente due cose:

  1. La pesante eredità “popolare” di Baldur’s Gate

  2. L’“elitarietà” di fondo di Pillars of Eternity

Quel secondo punto forse si spiega evidenziando un ulteriore elemento:

per moltissimi versi, Pillars of Eternity è l’anello mancante tra Baldur’s Gate II e Planescape Torment

In particolare, Pillars of Eternity porta in scena una trama splendida con concetti e tematiche sullo stile di Torment (non per niente la scrittura di Chris Avellone si sente parecchio), diluendola però in un’esperienza di gioco letteralmente mastodontica e dispersiva, com’era del resto quella del celeberrimo e gargantuesco Baldur’s Gate II

Trama

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Pillars of Eternity ha un soggetto magnifico.

Per più di una ragione mi sono ritrovato spesso a pensare a Xenogears, non solo per certe tematiche di fondo (vagamente simili, seppur in contesti del tutto diversi), ma più che altro per il vecchio discorso che feci parlando della sua scarsa accessibilità:

non conta solo la bellezza del soggetto, ma come lo racconti

Ecco, io penso che Pillars of Eternity possa tranquillamente superare un Baldur’s Gate II a livello di trama ma, ereditandone i difetti, fa di tutto per non dimostrartelo:

L’introduzione, i momenti chiave della storia e soprattutto lo splendido finale sono veramente di una bellezza rara, tanto nella scrittura quanto nel contenuto.

Tutte le varie parti centrali, condite da miriadi di quest più o meno riuscite ma nel complesso decisamente poco memorabili invece non riescono assolutamente a tenere il passo.

Ed è allora che per paradosso vince sempre il vecchio Baldur’s Gate II, forte del suo caro e monotono inseguimento di Irenicus (che narrativamente non fa certo gridare al capolavoro, appunto) ma contornato da quest centrali mirabolanti e fantastiche, capaci di far sentire il giocatore parte integrante dell’universo che sta giocando, alimentando una sospensione d’incredulità che, per quanto mi riguarda, in Pillars of Eternity è fin troppo spesso venuta a mancare.

Party!

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Gli 8 personaggi precotti per formare il nostro gruppo sono scritti tutti mediamente bene, ma forse con un po’ di alti e bassi qua e la

  • Sagani e Hiravias non li ho approfonditi abbastanza, per cui posso dare solo un’opinione superficiale, ma sinceramente non mi hanno convinto molto.

  • Aloth, Edèr, Kana, Palegina (si, la paladina si chiama così…) rappresentano tutti una specie di versione più “adulta” e profonda dei classici cliché a cui il genere ci ha abituato, a parer mio molto più convincenti delle ultime relative controparti che mi è capitato di vedere in casa Bioware (coff coff Dragon Age coff coff), anche per questo però è un peccato notare come interagiscano poco o nulla tra di loro, limitandosi a fare da interlocutori al protagonista per le relative quest ad personam

  • La Madre in Cordoglio è una figura interessantissima, forse quella che più sembra uscita da Planescape Torment: per certi versi temo che il suo breve arco narrativo si esaurisca troppo presto e che sia stata lasciata un po’ a metà

  • Durance è probabilmente il personaggio più riuscito, originale ed interessante del party…anche se per molti giocatori non risulterà proprio proprio quel che si dice un fenomeno di simpatia (io personalmente lo adoro, ma vabbè)

Ambientazione

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Che Eora riprenda a piene mani dai Forgotten Realms e la Foresta di Dyr risulti una pittoresca discendente della Costa della Spada è chiaro come il sole, ma l’idea di mischiare le carte in tavola del fantasy classico inserendoci una connotazione prossima all’era rinascimentale, con rimandi all’epoca coloniale, ma anche preistorica (!) funziona parecchio:

è la dimostrazione di come, se il cuoco ci sa fare, la minestra riscaldata può sempre diventare un piatto sfiziosissimo.

Personalmente, da detrattore dell’abuso del fantasy quale sono, confesso che ne ordinerei un’altra porzione molto volentieri.

Pregi

  • Un Gioco di Ruolo nel più puro stile Black Isle

  • Storia originale per un setting classico

  • Scrittura straordinaria

  • Concetti e tematiche affascinanti

  • Personaggi ben scritti

  • Ambientazione curata al minimo dettaglio

  • Fondali 2D meravigliosi

Difetti

  • Tempi di Caricamento lunghi e decisamente troppo onnipresenti per un gioco 2D

  • Esplorazione fin troppo classica, a scapito della praticità

  • Combattimenti troppo lenti e numerosi

  • Dispersività narrativa

Conclusioni

Pillars of Eternity è un gioco di un’altra epoca, traslato un po’ a forza nella modernità odierna ma con numerosi spunti interessanti e soprattutto un’ambientazione che merita di essere sfruttata ancora un bel po’.

Magari ecco, la prossima volta recuperando qualcosa anche da Neverwinter Nights e proseguendo delle ottime idee della compianta Troika Games.

4 Braccobaldi su 5


Andrea Xab Corinti

Scritto da

A (web) world citizen.